Intervista a Mauro Salizzoni, direttore del Centro trapianti di fegato delle Molinette.
Sabato 5 Maggio, convegno “Trent’anni di AITF”, Torino.

Redazione: “Buongiorno Professor Salizzoni, si è molto parlato della sua scelta di continuare a lavorare, gratuitamente, come consulente dopo il pensionamento del prossimo novembre. Come possiamo inquadrare questa scelta in relazione alla sua posizione riguardo la sanità pubblica?”

Salizzoni: “Il fatto stesso che io mi sia sempre battuto per la sanità pubblica da una risposta precisa a questa domanda: lo faccio perché ritengo ce ne sia ancora bisogno, un bisogno non sostanziale ma che serve a dare una mano perché comunque un passaggio di consegne fatto in maniera dolce, diciamo, è sempre importante in tutti i mestieri specialmente nel nostro settore.”

R: “Sappiamo anche che questa consulenza avrà una durata di 12 mesi, come si vede il maratoneta dei trapianti nel prossimo futuro?

S: “Non mi pongo il problema, spero di non dover mai dire a un paziente che deve essere operato, e vuole essere operato da me, di doverlo fare in maniera privata. Mi auguro non capiti mai e farò il possibile affinché non accada.”

R: “Una piccola indiscrezione: è fresca di stampa la notizia di una sua possibile candidatura in regione, cosa ci può dire a riguardo?”

S: “È vero che è uscita sui giornali. È vero che la proposta è stata fatta ma al momento è tutto in stand by. Stanno succedendo molte cose ed è impossibile prevedere cosa accadrà da qui a sei mesi o un anno.”

R: “Parlando invece di trapianti abbiamo più volte ribadito oggi (nel corso del convegno AITF, NdR) che il reparto trapianti delle Molinette è un primato europeo. Qual è il segreto che l’ha portato in poco più di un quarto di secolo ad un tale traguardo?”

S: “Alla base c’è una conoscenza diffusa, una capacità di lavoro molto grande e soprattutto il fatto di non tirarsi mai indietro in nessuna situazione: si è sempre risolto tutto, anche nelle difficoltà maggiori.”

R: “Con un curriculum del genere si può pensare di migliorare ancora il reparto?”

S: “Io sono fermamente convinto che qualsiasi cosa per quanto straordinaria sia sempre migliorabile.”

R: “In questi giorni le pagine di cronaca riportano la tragica vicenda di Rebecca Braglia, la giovane rugbista morta sul campo di gioco. La famiglia ha rispettato la volontà della giovane e i suoi organi sono stati donati ma, in special modo sul web, gli italiani sono stati divisi da questa scelta. Secondo lei, che vive queste situazioni da vicino, è una questione di disinformazione che porta queste discussioni un livello tanto basso?”

S: “Secondo me sono semplicemente quei pochi che come sempre cercano di cogliere l’occasione nelle vicende tragiche. È questione di altruismo, di reciprocità, di saper vivere cioè la consapevolezza di essere uno dei tanti, perché sono sempre i tanti che portano avanti il mondo, migliorandolo. Tanti che ripeto si contrappongono ai pochi che ancora fanno opposizioni insensate in vicende come questa.”

R: “Di recente la Francia ha introdotto una nuova legge sulla donazione che prevede il silenzio-assenso per tutti i cittadini. Pensa si un modello da imitare?”

S: “È una questione di maturità della nazione. Ritengo il sistema attuale, dove si chiede ai parenti una testimonianza della volontà del caro, molto intelligente; una soluzione molto umana.”

R: “Qualche mese fa ha fatto scalpore la notizia del tentativo di trapianto di una testa di scimmia condotto dal Dottor Canavero. Secondo lei c’è un limite etico in materia di trapianti o l’innovazione va sempre perseguita?”

S: “Chiamarla innovazione mi sembra troppo, io non ci credo assolutamente perché proprio dal punto di vista fisiologico è una cosa non-possibile, non-concepibile. Credo che i media stiamo dando o abbiamo dato troppa visibilità a una questione del genere.”

R: “Un’ultima domanda prima di chiudere: si parla sempre di progresso medico. Per lei quanto è importante fare ricerca al giorno d’oggi? E soprattutto cosa significa fare ricerca oggi?”

S: “La ricerca è fondamentale. Ad esempio del fegato, parlo ovviamente del mio settore, tantissime cose sono migliorate in questi anni proprio alla ricerca che è derivata dall’attività di trapianto, dall’uso di cellule staminali per la riperfusione del fegago e per la sua rigenerazione e, chissà, in futuro anche per la guarigione di alcune malattie epatiche: quelle in cui ad esempio manca una sola funzione al fegato, che ne ha migliaia come sappiamo, che può essere sostituita con cellule sane tratte proprio dai mitocondri staminali. La ricerca è fondamentale anche perché le conoscenze acquisite non saranno mai fini a loro stesse ma si potranno trasferire ad altri settori della scienza. In questo io credo profondamente.”

A cura di Nicolò Damilano.

Ufficio Stampa AIDO Piemonte